Guglielmo Fraft di Essen, Germania, inizio XX secolo.

Autore non identificato, aristotipo incollato su cartoncino.

Come si legge sul retro della fotografia, questo uomo di 30 anni venne condannato a inizio Novecento dal tribunale di Bolzano a 6 mesi di carcere duro per pubblica violenza.

Riportò altre 7 condanne per accattonaggio, vagabondaggio e violenza. Si arruolò nella Legione Straniera in Algeria e alcuni tatuaggi presenti sul suo corpo sono testimonianza della sua militanza africana.

Lombroso individua nel tatuaggio, pratica di adornamento del corpo che tra la fine dell’Ottocento e gli inizi del Novecento si diffonde soprattutto in ambiente carcerario, una prova della primitività del delinquente. Il fondo fotografico conta oltre cento fotografie di criminali tatuati, provenienti nella maggior parte dei casi dal carcere “Le Nuove” di Torino, oltre che da prigioni francesi e tedesche.